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La storia dei mobili a incastro ha radici lontane: una volta non esisteva la colla e i chiodi in metallo erano preziosi. L’unica soluzione possibile per realizzare gli arredi era crearli grazie a differenti tipi di incastro.
Il termine incastrare vuole dire proprio inserire con forza una cosa dentro un’altra in modo che due o più elementi si congiungano aderendo perfettamente tra loro, così da creare una struttura solida e resistente.

Con questa tecnica si possono realizzare elementi d’arredo in legno perfettamente stabili ed ecosostenibili che risultano interamente riciclabili perché sono realizzati senza l’utilizzo di collanti o viti.

I maestri della progettazione di mobili a incastro sono i giapponesi.
La tecnica dell’incastro, infatti, è una tradizione molto sentita in Giappone, dove riceve un termine apposito per indicare “cose unite”: il “sashimono”, considerato un modo efficace di assemblare elementi lignei per comporre abitazioni e mobili.

Il sashimono ha dato vita a pezzi di falegnameria non solo perfettamente solidi e funzionali, ma anche estremamente affascinanti. In un’ottica molto moderna, all’epoca dei samurai i mobili dismessi, così come i templi, venivano smontati e riutilizzati per altri scopi, in Giappone infatti il restauro consiste nell’attribuire nuove funzioni a vecchi elementi.

Per quanto riguarda il nostro paese l’arte degli incastri ha attraversato momenti di grande fioritura, specialmente quando si è espressa come sintesi della creatività di artisti emergenti e come esaltazione delle capacità manuali dei maestri artigiani.

All’inizio del Medioevo, i mobili erano solitamente massicci, costituiti per lo più da assi di legno, blocchi monolitici da collocare dove servisse, tavole che si reggevano grazie al loro stesso peso su trespoli.
Il mestiere del falegname – come lo intendiamo oggi – è nato con la nascita degli incastri. Questa invenzione ha permesso di unire tra loro diversi pezzi di legno per formare oggetti di mobilio più complessi e gradevoli.
La tecnica di lavorazione del legno tramite incastri si diffuse in Italia grazie all’esperienza ereditata dai falegnami romani che avevano realizzato con il legno opere notevoli.
Con l’avvento della tecnologia poi, si sono diffusi sistemi di assemblaggio meccanico e chimico che hanno sostituito il laborioso e creativo lavoro manuale dei falegnami, in grado di realizzare incastri complessi come l’intarsio. Il progresso tecnico, inoltre, ha permesso di abbassare il costo dei manufatti.
Oggi, grazie al taglio laser, si è rinnovato l’uso degli incastri, dando il via libera alla creatività italiana. La precisione del disegno tecnico e l’affidabilità delle macchine laser nell’effettuare tagli millimetrici, è tale che, qualsiasi sia la sagoma programmata, la macchina sia in grado di ricrearla, facendo in modo che le due parti da incastrare combacino perfettamente tra loro.

Perché facciamo mobili a incastro?

Gli incastri per il legno sono uno dei modi migliori per combinare pezzi differenti di una struttura in modo affidabile e ragionato. Sono fondamentali per unire due pezzi di legno senza utilizzare chiodi, viti, perni e colla ma soprattutto consentono di realizzare arredi dal design pulito e lineare. Gli incastri inoltre rendono i mobili facilmente smontabili e stoccabili a magazzino, convenienti, resistenti e affidabili.
Anche se il risultato dell’incastro è la generazione di un oggetto tridimensionale, i nostri incastri nascono da un disegno bidimensionale su un foglio di legno, perché noi incastriamo pannelli. Ragioniamo in due dimensioni per costruire strutture con tre dimensioni. Ci piace pensare che gli incastri siano sempre tutti uguali e che la differenza stia nel modo in cui i pezzi si collegano l’uno con l’altro.

Ma cosa sono gli incastri in legno?

Gli incastri in legno sono strutture solide ottenute senza l’uso di altri elementi di fissaggio a vista. Ciò non significa che l’incastro non possa essere rafforzato da viti, perni, bulloni, rivetti o colla ma il punto di partenza è un altro: con questa combinazione puoi usare il legno sia come materiale da costruzione che come struttura vera e propria del tuo prodotto.
Tutti i tipi di legno si prestano all’incastro, ma è bene prediligere le essenze con minori “nervature”, minore sensibilità all’umidità e quelle con più flessibilità e resistenza. I mobili di Esposit sono progettati in multistrato di betulla e multistrato di pioppo, mentre per alcuni modelli colorati abbiamo utilizzato l’MDF. Questi materiali sono stati scelti per le buone prestazioni meccaniche del materiale stesso.

Come funziona la progettazione?

Oggi si è riscoperta l’importanza dell’incastro per la sua semplicità di utilizzo. Progettare mobili a incastro significa lavorare su pannelli di legno piatti e immaginare forme tridimensionali che nascono dal taglio dei singoli fogli bidimensionali. Pensare in piano per costruire nello spazio. La progettazione di mobili a incastro consente di avere un design pulito ed essenziale che rispetta la natura perché riduce gli sprechi di materiale al massimo. Quando si sceglie questo tipo di unione lo spessore dell’incastro deve essere lo stesso in entrambi i pezzi che vengono uniti e si ottiene fresando il profilo dell’incastro sul pannello di betulla e asportando su entrambi i pezzi un tassello che è esattamente la metà della lunghezza dell’incastro.
Anche per le spedizioni e il montaggio la progettazione a incastro risulta molto vantaggiosa perché spedire un mobile smontato e montarlo senza l’utilizzo di ulteriori strumenti rende il prodotto un design autentico cioè quel design che ha tolto tutto il superfluo senza voler aggiungere niente di più.

I differenti tipi di incastro che si sono susseguiti nel tempo

Essendo una delle tecniche più antiche, ci sono diversi tipi di incastri per il legno che si possono sviluppare per unire assi e travi in sicurezza, risultando un valido compromesso per l’estetica, la stabilità e la fruizione dei tuoi mobili. Ecco i modelli più utilizzati:

Coda di rondine

Una delle situazioni comuni in cui si prevede una sezione forata e una a incastro con forme simili: quella di un trapezio. Questa forma consente di creare un vero e proprio blocco per impedire alle due forme di liberarsi e scorrere. La convenienza di questa soluzione rende la coda di rondine – il suo nome deriva dalla forma della giunzione – perfetta sia per i piani che negli angoli. Ecco perché l’incastro a coda di rondine diventa perfetto per soluzioni esteticamente raffinate in cui le unioni dei vari pezzi devono rimanere a vista.

Spinatura tonda

Un’altra tipologia di incastro versatile e particolarmente in voga nel montaggio dei mobili. La spinatura tonda prevede due pezzi di legno con un foro cieco e un elemento cilindrico che consente di unire le due sezioni infilandosi in questa cavità. Come suggerisce il nome dell’incastro, quindi, in questo caso abbiamo la possibilità di unire due pezzi con una spina di legno: tra i lati positivi c’è sicuramente la facilità di realizzazione in casa, rappresenta l’incastro più semplice da realizzare anche con strumenti di base come un trapano.

Tenone e mortasa

Uno dei metodi più comuni per incastrare due pezzi di legno, è una soluzione che consente di creare una classica giunzione a T in cui c’è una protesi che si inserisce in una fessura (mortasa) attraverso tecniche differenti. Come la giuntura cieca, in cui il tenone si inserisce in questa foratura senza attraversarla, la soluzione migliore per mobili e strutture a vista. Poi c’è l’incastro passante in cui l’elemento attraversa, allineandosi con la facciata posteriore, l’asola ed è indicata come soluzione più robusta. Un piano ancora superiore su questo punto: l’incastro tenone-mortasa passante con cuneo, una combinazione che consente di avere un fissaggio ermetico, o con spina.

Spinatura piana

Nota anche con il nome di lamello, questa soluzione prevede come incastro un disco di legno ovale che si inserisce in due fessure poste nei due pezzi che devono combaciare. Si segue lo stesso principio dell’incastro a spinatura tonda, solo che in questo caso c’è un legno che impedisce una rotazione dei due elementi e quindi abbiamo un incastro più robusto ma al tempo stesso difficile da realizzare.

Lamello (o biscotto) da carpentiere in faggio.

In questo caso, infatti, non si tratta di fare un buco nel legno ma di creare un’insenatura con dimensioni specifiche sia in termini di profondità che di altezza. Per questo è necessario usare una fresa.
Questi sono solo una parte degli incastri più utilizzati in falegnameria, noi di Esposit riteniamo che progettare mobili di design a incastro abbia numerosi vantaggi come la riduzione al massimo degli sprechi di legno, la facilità di montaggio/smontaggio, la facilità di spedizione (vengono spediti solo pezzi di legno in assenza di aria) e la peculiarità di non aver bisogno di ferramenta e viti.
E voi? Avete mai progettato un mobile a incastro? Quali difficoltà avete riscontrato?

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